Il rimbalzo del dollaro australiano ha trovato un forte ostacolo tecnico (la media mobile di lungo periodo) e così il rapporto rispetto al biglietto verde americano resta vicino ai minimi di 3 mesi toccati a inizio mese.
Sul fronte interno australiano, gli investitori attendono i verbali della riunione della Reserve Bank, che il mese scorso ha portato il tasso di riferimento al 4,60%. I mercati prevedono una probabilità di circa il 30% di un rialzo a novembre e salirebbe del 46% entro dicembre.
L’attenzione si concentra anche sul rapporto sull’occupazione australiano di settembre, previsto per giovedì prossimo, dopo l’inatteso aumento del tasso di disoccupazione al 4,6% registrato ad agosto. Un ulteriore aumento della disoccupazione rafforzerebbe le argomentazioni contro un nuovo rialzo dei tassi da parte della Reserve Bank of Australia.
Saranno inoltre sotto i riflettori il rapporto sull’inflazione di base del trimestre di settembre, previsto per la fine del mese, con l’inflazione di fondo che dovrebbe rimanere elevata.
Intanto le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno ridato slancio al dollaro USD, mentre gli investitori attendono i dati chiave sull’inflazione statunitense previsti entro questa settimana, per stimare le prossime mosse della FED. Trump ha parlato di “tregua energetica” ma nessuno al momento sa a cosa si riferisca, e per questo il petrolio resta volatile.

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Il cambio resta così bloccato sulla soglia di 0,70, dopo aver centrato il primo guadagno settimanale nell’ultimo mese. Tuttavia il rapporto resta a breve distanza dal minimo trimestrale.
Come vediamo sulla piattaforma di investimento , lo slancio dell’AUDUSD si è fermato contro la media mobile a 200 periodi che sta agendo da resistenza. La correzione degli ultimi giorni ha fatto inoltre venire fuori il cambio AUDUSD dalla zona di ipervenduto, e questo potrebbe alimentare nuovi ribassi nei prossimi giorni.

















