Al termine della riunione di politica monetaria di settembre, la Bank of Japan ha alzato il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo all’1,25%. La scelta porta il costo del denaro al livello più alto dall’aprile del 1995.
La scelta monetaria della BoJ
La decisione è frutto di 7 voti favorevoli e 2 contrari (volevano rinviare la stretta), che evidenzia una po’ di divergenze sul ritmo di normalizzazione della politica monetaria per far fronte ad una inflazione persistente, soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio.
La stretta della BoJ giunge a soli tre mesi da quella precedente. Si tratta dell’intervallo più breve tra due rialzi dal 1990, e ha fatto seguito alle crescenti pressioni da Washington, tra cui le richieste di tassi più elevati da parte del Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent.
Ueda frena sulle future strette
In prospettiva, la BOJ prevede che l’inflazione rimarrà al di sopra dell’obiettivo del 2% nei prossimi anni, con gli analisti che prevedono una crescita dei prezzi vicina al 3% all’inizio del prossimo anno. Tuttavia il governatore Ueda ha affermato che la BOJ prevede il mantenimento di condizioni monetarie accomodanti per sostenere la crescita economica.
Analisi tecnica USDJPY
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Proprio per questo sul mercato valutario la stretta della BoJ non ha favorito lo yen, ma anzi lo ha indebolito. Il cambio schizza infatti oltre quota 157,5, toccando i massimi di questo mese perché mentre dalla BoJ arriva una frenata su possibili future strette, il mercato è convinto che la FED continuerà ad alzare i tassi quest’anno.
Il cambio USDJPY è tornato a testare la media mobile a 50 periodi (che agisce da resistenza) e che ha appena tagliato al ribasso quella a 200 periodi.

















