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Inflazione oltre le attese in Nuova Zelanda ma l’NZDUSD resta fermo sulla Ema200

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Brutta sorpresa macro: la crescita dei prezzi è più forte delle previsioni e aumenta la possibilità di una stretta monetaria

Brusca accelerazione dell’inflazione in Nuova Zelanda, dove la banca centrale potrebbe decidere un ulteriore inasprimento della politica monetaria. Tuttavia questo scenario non riesce a dare una spinta al dollaro “kiwi”, che viaggia fiacco sul mercato valutario. 

Il dato sull’inflazione in Nuova Zelanda

L’ufficio nazionale di statistica ha evidenziato che l’inflazione annua in Nuova Zelanda è salita al 4,1% nel secondo trimestre del 2026, rispetto al 3,1% del primo trimestre. Questo valore oltre a superare le previsioni del 4,0% è il tasso più alto dal quarto trimestre del 2023.
Siamo molto distanti dall’intervallo obiettivo dell’1-3% fissato dalla Reserve Bank of New Zealand. 


Trimestralmente, l’indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato dell’1,5% nel secondo trimestre, accelerando rispetto all’aumento dello 0,9% del primo trimestre, superando le stime dell’1,4% e raggiungendo il livello più alto dal terzo trimestre del 2023.
Sulla crescita dell’inflazione ha inciso soprattutto l’aumento del prezzo della benzina e di altri carburanti e lubrificanti per veicoli, a causa dello scenario bellico in corso nel Golfo.

Le conseguenze per la RBNZ

Quali conseguenze comporta questo report sui prezzi? Un aumento delle aspettative di rialzo dei tassi in Nuova Zelanda, a causa dei timori che la pressione inflazionistica potrebbe durare ancora e diventare strutturale. Anche il capo economista della RBNZ, Paul Conway, ha recentemente avvertito che un’inflazione persistente potrebbe indurre un ulteriore inasprimento della politica monetaria.

Lo scenario sul mercato delle valute

Sul mercato valutario il dollaro neozelandese ha fatto una leggera marcia indietro sul dollaro USD, nonostante la prospettiva di una RBNZ più aggressiva. Il cambio si trova verso 0,583 e viene da un periodo decisamente rialzista che gli ha consentito di raggiungere il massimo delle ultime sette settimane.
Tuttavia adesso si trova nelle vicinanze della media mobile a 200 periodi, e occorre una spinta più decisa per allontanarlo da questo livello tecnico.

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