Dopo i guadagni della scorso settimana, lo Yuan cinese torna a perdere quota rispetto al dollaro, con il cambio tra le due valute che pizzica nuovamente la media mobile di medio periodo (ema50).
Gli investitori hanno interpretato le ultime mosse della PBoC (la Banca Popolare Cinese) come un segnale di cautela. L’istituto ha ridotto gli acquisti di titoli di Stato, portandolo ai livello più basso da ottobre scorso, suggerendo che sta provando a limitare ulteriori cali dei rendimenti e scoraggiare un’eccessiva speculazione sul mercato obbligazionario. Tale mossa riflette anche l’introduzione, da parte della Banca Popolare Cinese, di una nuova operazione di mercato aperto overnight il mese scorso.
Nel frattempo un’indagine privata ha mostrato che l’indice PMI dei servizi cinese a giugno è sceso a 54,1 (era 54,4 a maggio) ma è rimasto al di sopra delle aspettative del mercato (53). Inoltre i dati ufficiali hanno mostrato che l’indice PMI non manifatturiero è salito leggermente a 50,2 da 50,1, smentendo le aspettative di una lieve contrazione a 49,9.
Sul fronte economico, gli investitori attendono i dati chiave sull’inflazione, in uscita entro la fine della settimana. Si prevede che l’inflazione al consumo rimanga invariata all’1,2%, mentre l’inflazione dei prezzi alla produzione dovrebbe accelerare leggermente, passando dal 3,9% al 4,1%.
Sul mercato delle valute gli acquisti premiano il dollaro. Il cambio risale verso quota 6,80, andando nuovamente a testare la media mobile a 50 periodi.
La risalita del biglietto verde (che settimana scorsa ha vissuto il più grande calo da aprile) ha trovato un ostacolo nella resistenza tecnica a quota 6,82. Tuttavia lo scenario di lungo periodo rimane fortemente ribassista, anche perché il dollaro è sottoposto a pressione dopo il forte rallentamento della crescita dell’occupazione, che ha spinto gli investitori a ridurre le aspettative di aumento dei tassi della Fed quest’anno.

















