Per evitare la corsa dei prezzi al consumo, la Banca del Giappone ha deciso di procedere a una stretta monetaria, portando il costo del denaro al livello che non si vedeva dal settembre 1995. Questo è l’esito della riunione di politica monetaria di giugno, che segna il primo aumento dei tassi da dicembre.
La Bank of Japan ha alzato il tasso di interesse di 25 punti base, portandolo all’1% con 7 voti favorevoli e 1 solo contrario. Soltanto Asada Toichiro ha espresso dissenso, citando maggiori rischi al ribasso per la produzione e l’occupazione rispetto ai rischi al rialzo per i prezzi.
Nella dichiarazione di accompagnamento, l’istituto afferma che l’inflazione di fondo potrebbe accelerare oltre l’obiettivo del 2% a causa dell’aumento dei costi energetici innescati dalla guerra in Iran. Ha inoltre osservato che le condizioni finanziarie rimarranno accomodanti nonostante l’aumento dei tassi, per sostenere l’attività economica.
I responsabili della politica monetaria hanno dichiarato che continueranno ad aumentare i tassi in base all’evoluzione economica, dei prezzi e finanziaria, monitorando attentamente l’impatto del conflitto in Medio Oriente sull’economia.
La decisione della BoJ serve anche a sostenere una valuta persistentemente debole. Lo Yen infatti è sotto pressione rispetto al dollaro a causa della persistente attività di carry trade e del differenziale di tassi di interesse ancora ampio, che rende vani le mosse della BOJ e i ripetuti interventi delle autorità di Tokyo.
Il cambio ha nuovamente raggiunto la soglia di 160, che anche tra marzo e aprile aveva agito da resistenza. La leggera correzione della settimana scorsa ha portato l’indicatore RSI fuori dalla zona di ipercomprato, aumentando la possibilità di un latro slancio rialzista.
Nel frattempo il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni è salito intorno al 2,64%, rimbalzando dal minimo di un mese.

















