Comincia con un balzo in avanti la settimana del dollaro australiano, che si riporta in prossimità dei massimi di 4 anni rispetto a quello americano. A dare la spinta all’Aussie sono le notizie dal Medioriente e le prospettive hawkish per la Reserve Bank of Australia (RBA).
Nonostante il naufragio dei colloqui di pace previsti lo scorso weekend, Teheran ha inviato una proposta di pace agli Stati Uniti, offrendo di porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz, e di posticipare le conversazioni nucleari a una fase successiva. Questa notizia ha ridato un po’ di speranza al mercato, penalizzando il dollaro USD nella sua veste di bene rifugio (tant’è che il è sceso intorno a 98,5).
Al tempo stesso, la crescita dei prezzi dell’energia potrebbe aver spinto verso l’alto l’inflazione; i dati saranno resi noti mercoledì e si prevede un aumento del 4,7% su base annua, ben al di sopra dell’obiettivo del 2-3% della Reserve Bank. Qualsiasi sorpresa al rialzo potrebbe costringere la Reserve Bank of Australia (RBA) ad aumentare i tassi di interesse in occasione del meeting di settimana prossima.
I mercati stanno attualmente valutando una probabilità dell’80% di un terzo aumento del tasso quest’anno, portandolo al 4,35%.
Un’altra spinta al dollaro AUD è giunta dalla Cina, principale partner commerciale, dove dati hanno mostrato una solida crescita degli utili industriali per marzo e il primo trimestre.
Sul mercato il cambio tra dollaro australiano e americano () risale così oltre 0,71 dollari e rimane vicino ai massimi quadriennali. La coppia scambia ampiamente oltre le due medie principali (50 e 200), fornendo un messaggio ancora rialzista al mercato.
Questo rimbalzo arriva dopo che il dollaro australiano ha chiuso la prima perdita settimanale in un mese, a causa del peggioramento della propensione al rischio in un contesto di prolungato conflitto in Medio Oriente.

















