Il report sull’inflazione dà una spinta al dollaro australiano, perché aumenta la prospettiva di una stretta monetaria da parte della RBA nelle prossime riunioni. Il cambio sale così oltre quota 0,70, estendendo i guadagni della sessione precedente.
A gennaio l’inflazione annua in Australia è rimasta al 3,8%, ma ha superato le previsioni di mercato del 3,7%. Il tasso di crescita dei prezzi resta decisamente oltre l’obiettivo del 2-3% fissati dalla banca centrale. L’indice dei prezzi al consumo (IPC) medio troncato – molto attenzionato dalla reserve Bank – è salito al 3,4% su base annua, al di sopra sia del dato precedente che del consenso del 3,3%. Su base mensile, l’IPC è aumentato dello 0,4%, rallentando rispetto all’aumento dell’1,0% di dicembre.
La lettura odierna dei dati sull’inflazione ha fatto seguito al solido rapporto sull’occupazione e all’elevata crescita salariale della scorsa settimana, spingendo gli investitori ad aumentare le aspettative di ulteriori aumenti dei tassi di interesse quest’anno da parte della RBA, che è già stata la prima grande banca centrale a riprendere gli aumenti dei tassi di interesse.
I mercati si aspettano che la RBA un aumento di 25 punti base a maggio con una probabilità di circa l’80%, con una probabilità di circa il 60% di un ulteriore aumento a novembre.
Tutto questo ha spinto il dollaro australiano oltre 0,70 su quello americano, in prossimità dei massimi di 3 anni. Il cambio nelle ultime 4 settimane ha chiuso sempre con un bilancio positivo, ma l’attuale soglia psicologica di 0,7 rappresenta una forte resistenza. Se il breakout dovesse avvenire, potrebbe esserci un impulso rialzista molto forte.
Nel frattempo il rendimento dei titoli di Stato australiani a 10 anni è salito a circa il 4,73%.

















