Non sono giunte sorprese dalla Cina, dove a febbraio la banca popolare ha lasciato invariati i tassi di interesse di riferimento per il nono mese consecutivo.
Il riferimento per i prestiti a famiglie e imprese, ossia il tasso di interesse sui prestiti a un anno (LPR) è rimasto invariato al 3%, mentre rimane fermo al 3,5% il tasso di interesse a 5 anni, che è il riferimento per i mutui ipotecari. E’ quanto si aspettavano i mercati.
I responsabili della politica monetaria cinese non stanno quindi cercando di spingere sull’allentamento monetario, dopo le recenti misure mirate che sono state adottate. All’inizio di questo mese la Banca Popolare Cinese ha intensificato il sostegno finanziario per cercare di stimolare la domanda interna, dal momento che la debolezza dei consumi continua ad essere un fattore critico.
Le autorità stanno cercando di bilanciare il sostegno alla crescita economica con i rischi per la stabilità finanziaria. Per questo si muovono con cautela.
Anche se Pechino è riuscita a raggiungere il suo obiettivo di crescita del 5% lo scorso anno, rimangono forti squilibri strutturali e sulle prospettive future pesano una forte incertezza commerciale e geopolitica, soprattutto dopo il caos attorno ai dazi di Donald Trump.
La decisione della Banca Centrale non ha avuto ripercussioni sull’andamento dello yuan, che continua a viaggiare attorno quota 6,89 per dollaro (). Il rapporto tra le due valute resta così vicino al livello più basso di quasi tre anni.
Lo yuan sta beneficiando di una generale debolezza del dollaro e di forti afflussi di valuta estera dopo il surplus record delle partite correnti registrato nel quarto trimestre.
Nel frattempo il rendimento dei titoli di Stato cinesi a dieci anni è sceso sotto il 1, 8% sui minimi dell’ultimo trimestre.


















