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Le performance passate non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri o delle performance future
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Nuova Zelanda, i dati sul lavoro imbrigliano la banca centrale. L’NZDUSD scende verso 0,6

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L’ultimo report sull’occupazione evidenzia luci e ombre. Aumenta la possibilità che la RBNZ non toccherà i tassi per un bel po’

Un rapporto a tinte miste sull’occupazione penalizza il dollaro neozelandese, che fa una brusca marcia indietro rispetto al biglietto verde americano, dopo che nei giorni scorsi aveva raggiunto il livello massimo degli ultimi 7 mesi.

Nell’ultimo trimestre 2025, il tasso di disoccupazione destagionalizzato della Nuova Zelanda è salito al 5,4%, superando anche le aspettative del mercato del 5,3%. Si è trattato del tasso di disoccupazione più alto dal 2015. Tuttavia, l’occupazione è aumentata dello 0,5% nel trimestre, superando la crescita stimata dello 0,3%.
Nel frattempo il tasso di partecipazione alla forza lavoro è salito al 70,3%. C’è quindi un maggiore impegno nel mercato del lavoro, in un contesto di segnali contrastanti sulla capacità produttiva inutilizzata, suggerendo un timido miglioramento delle condizioni.


Questi dati sono sostanzialmente in linea con le proiezioni della RBNZ, e rafforzano quindi l’opinione che la banca centrale manterrà i tassi di interesse invariati per il momento.
Il mercato ritiene che l’istituto manterrà il costo del denaro al 2,25% almeno fino a settembre, quando un aumento di 25 punti base è attualmente stimato intorno al 78%.


In questo scenario, il dollaro neozelandese si è affacciato sotto 0,60 per dollari (). Ancora una volta la resistenza a quota 6,10 ha provocato un rimbalzo della coppia, che comunque si trova ancora in trend rialzista, visto che viaggia ben oltre le due medie mobili principali (50 e 200).
Nell’ultimo anno la valuta neozelandese ha guadagnato oltre il 5% rispetto al biglietto verde americano.

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