Il clima di propensione al rischio spinge il dollaro australiano, che si aggira sui massimi da ottobre 2024 rispetto al quello americano, proseguendo un trend rialzista che dura ormai da un bel po’ di tempo.
Mentre gli investitori si preparano per la pubblicazione dei dati sull’inflazione che ci sarà mercoledì (i mercati che si aspettano un modesto calo), si consolida l’idea che la Reserve Bank of Australia potrebbe essere la prima grande banca centrale ad aumentare i tassi, dopo il recente ciclo globale di allentamento.
I mercati stanno valutando con una probabilità del 30% un aumento dei tassi a febbraio, mentre si aspettano una stretta monetaria limitata nel complesso, con circa 37 punti base di aumenti dei tassi prezzati per l’anno.
Sul fronte opposto, il biglietto verde americano si era ammorbidito dopo un calo inaspettato dell’indagine manifatturiera dell’ISM (si è contratta al ritmo più rapido degli ultimi 14 mesi), che ha sollevato preoccupazioni sulla salute dell’economia americana. Oltre ai dati manifatturieri più deboli del previsto, le osservazioni dovish di un importante funzionario della Fed (Neel Kashkari, Minneapolis) hanno ulteriormente rafforzato le aspettative di ulteriori tagli dei tassi quest’anno.
Gli investitori sono comunque guardinghi sul dollaro USA, in vista di una serie di dati chiave sulla disoccupazione statunitense previsti per la fine di questa settimana.
In questo scenario il cambio AUDUSD è salito oltre 0,67, aggirandosi sul livello più alto da ottobre 2024. Il forte impuslo rialzista è cominciato alla fine di novembre scorso, quando il cambio rimbalzò sulla media mobile a 200 periodi, che agiva in qualità di supporto.

















