Il report sull’inflazione della Eurozona e la sconfitta di Trump alle elezioni di metà mandato danno una piccola spinta alla valuta unica, che si rialza fino ai massimi di circa un mese rispetto al biglietto verde americano.
A ottobre l’inflazione annua nella Eurozona ha accelerato al 4,0%, raggungendo il livello più alto da settembre 2023, principalmente a causa dell’impennata dei costi energetici. Si tratta di un valore doppio rispetto all’obiettivo della BCE, che si avvia verso una stretta monetaria entro fine anno, dopo che settimana scorsa l’istituto ha deciso di lasciare i tassi di interesse invariati.
Nel frattempo, l’inaspettato risultato delle elezioni statunitensi di MidTerm hanno aumentato la pressione sul dollaro. I Democratici hanno conquistato entrambe le Camere del Congresso, e ciò dovrebbe limitare la possibilità di ulteriori tagli fiscali e di spesa pubblica, attenuando le preoccupazioni per un aumento del debito federale. Inoltre, una regolamentazione più stringente dell’IA potrebbe frenare la crescita economica e ridurre la necessità di ulteriori aumenti dei tassi di interesse FED.
Sul mercato valutario, il cambio si è affacciato anche sopra quota 1,127 dollari, raggiungendo il livello più alto dall’inizio di ottobre. Sul grafico giornaliero sta per formarsi un pattern “doppio minimo”, che potrebbe avere come primo target quota 1,39. Attenzione però perché questo balzo avvicina l’EurUsd alla media mobile a 50 periodi, che agisce come resistenza e potrebbe provocare un pullback.

















