Come era ampiamente scontato dal mercato, la BCE ha lasciato invariati i tassi di interesse al 2,5%. Restano fermi anche i costi sulle operazioni di rifinanziamento principali e marginale, rispettivamente al 2,65% e al 2,90%. La Eurotower si allinea così alla Federal Reserve, che ieri ha mantenuto invariato il costo del denaro.
La vera novità riguarda l’annuncio della presidente Christine Lagarde, che lascerà in anticipo il suo incarico il 7 febbraio 2027 (rispetto alla scadenza del mandato fissata a ottobre 2027), probabilmente perché avrà qualche ruolo nell’ambito delle elezioni presidenziali francesi che si svolgeranno ad aprile prossimo.
La BCE aveva alzato i tassi di interesse a settembre per 25 punti base (fu il secondo rialzo da quando è scoppiato il conflitto in Medio Oriente), e potrebbe rifarlo entro fine anno.
Il Consiglio direttivo ha sottolineato che i prezzi dell’energia aumentano e i rischi di inflazione sono al rialzo (e potrebbe avvicinarsi al doppio dell’obiettivo del 2%), tuttavia quella di fondo è rimasta sostanzialmente stabile e le retribuzioni non hanno reagito in maniera significativa in questa fase. Per questo non è stato ritenuto necessario intervenire subito, visti anche i segnali di rallentamento della crescita economica.
Secondo gli operatori di mercato le aspettative per un ulteriore inasprimento sono leggermente calate, e adesso scontano circa 70 punti base di rialzi dei tassi entro la fine del 2027, in calo rispetto ai 72 punti base precedenti.

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La cautela della BCE, ma soprattutto la notizia dell’addio anticipato di Lagarde e le preoccupazioni sulle prospettive fiscali della Francia stanno zavorrando l’euro, che scende a 1,11 dollari (), come vediamo sulla piattaforma .
Il rapporto di cambio ha toccato il livello più debole da maggio 2025. Dal momento che l’indicatore RSI non è ancora in ipervenduto, potrebbe esserci spazio per un ulteriore indebolimento della valuta unica (il prossimo supporto è sulla soglia psicologica di 1,10).

















