Non sono giunte sorprese dal report sull’inflazione della Eurozona, che si conferma in accelerazione e potrebbe spingere la BCE verso ulteriori strette monetarie. Tuttavia l’euro è una delle poche valute che non riesce a recueprare terreno sul dollaro.
A settembre, per il terzo mese consecutivo, il tasso di inflazione annuale nell’Eurozona ha accelerato, raggiungendo il 3,8%. Si tratta del valore più alto da ben 3 anni, in aumento rispetto al 3,2% di agosto e in linea con la stima preliminare. A trainare la corsa sono soprattutto i prezzi dell’energia (18,9%). L’inflazione ha accelerato in tutto il blocco, con la Slovacchia unico Paese a registrare un lieve calo, al 3% dal 3,1%.
L’inflazione di base annua, che esclude energia, alimentari, alcol e tabacco, è salita al 2,5% dal 2,4%. Rispetto ad agosto, l’indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato dello 0,6%.
Intanto un dato molto negativo giunge dal deficit commerciale, visto che l’Eurozona ha registrato il più ampio deficit degli ultimi 3 anni ad agosto, ben 16,1 miliardi di euro, in netto contrasto con il surplus di 502 milioni di euro dell’anno precedente.
Sul mercato valutario l’ultima seduta prima del weekend non ha cambiato lo scenario dell’euro. Il cambio resta infatti poco oltre 1,12 dollari, in lieve recupero dai minimi toccati all’inizio del mese, ma comunque vicina ai livelli più bassi da maggio 2025.
Nonostante la lieve frenata del dollaro (il è sceso a 101,6, il livello più basso in due settimane), l’euro non riesce ad approfittarne a causa dell’incertezza politica in Europa, in particolare in Francia.

















