Il dati sulla crescita economica più forti del previsto, le dichiarazioni del premier Burnham e la contemporanea marcia indietro del dollaro consentono alla sterlina di recuperare quota sul biglietto verde americano, anche se questo mese di settembre va comunque in archivio con un bilancio negativo di circa il 2%.
Crescita del PIL mai così forte da oltre un anno
Oggi è stato reso noto un dato molto importante, relativo all’andamento del PIL del Regno Unito nel secondo trimestre del 2026. La crescita è stata dell’1,4% su base annua, in accelerazione rispetto allo 0,8% del primo trimestre e oltre le stime preliminari dell’1,2% (dati forniti dalla piattaforma ). Si è trattato della più forte espansione economica dal primo trimestre dello scorso anno.
Le dichiarazioni del premier su Brexit
Intanto il primo ministro Andy Burnham ha parlato delle relazioni tra Regno Unito e UE, dicendo che la Brexit ha fatto più danni che portare benefici, e che non si può escludere un potenziale rientro nell’Unione Europea dopo le prossime elezioni generali. Il premier britannico presenterà le opzioni sui rapporti con l’UE entro fine anno.
La posizione della Bank of England
Sul fronte della politica moentaria, dalla Bank of England sono giunti segnali contrastanti, tra chi minimizza la necessità di altri rialzi dei tassi per affrontare lo shock energetico e chi (tra questi il governatore Andrew Bailey) indica che potrebbero esserci nuove strette se le pressioni inflazionistiche persistessero.
La situazione della sterlina
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Sul mercato valutario intanto la sterlina recupera terreno. Il cambio si riavvicina a 1,33, dopo aver toccato il minimo di 3 mesi nei giorni scorsi. Il cambio GBPUSD è nuovamente rimbalzato sulla zona di supporto tra 1,315 e 1,320, com’era accaduto in primavera e all’inizio dell’estate, e intanto l’indicatore di forza RSI è venuto fuori dalla zona di ipervenduto.
A fungere da driver per la coppia tuttavia è soprattutto il dollaro, che oggi frena dal momento che un’inflazione più debole del previsto ha alzato le aspettative che la Federal Reserve possa lasciare invariati i tassi di interesse a ottobre.

















