Si chiude una settimana debole per il dollaro statunitense, appesantito dalle preoccupazioni riguardo l’enorme debito accumulato dagli USA.
Mercoledì il Dipartimento del Tesoro ha annunciato un programma di riacquisto di debito volto a contenere la crescita dei rendimenti dei Treasuries a lungo termine (che erano saliti oltre il 5,25%).
Tuttavia questa mossa ha prodotto soltanto una frenata soltanto temporanea, ciò suggerisce che gli investitori rimangono scettici sul fatto che l’ampliamento del programma di riacquisto del Tesoro possa fornire un sollievo duraturo dagli elevati costi di finanziamento.
Inflazione e tassi di interesse FED
Mentre l’aumento dei prestiti legati al boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale sta creando ulteriore pressione sull’offerta di obbligazioni, l’aumento dei prezzi del petrolio, dovuto ai preparativi degli Stati Uniti per nuove e drastiche sanzioni economiche contro l’Iran, ha ulteriormente alimentato i timori di inflazione.
Nel frattempo, i verbali della riunione di luglio della Federal Reserve hanno confermato che alcuni membri del FOMC erano favorevoli a un aumento dei tassi di interesse quest’anno per prevenire l’emergere di pressioni inflazionistiche più forti in futuro.
Il dollaro in calo
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Il piano di riacquisto di obbligazioni del governo USA ha aumentato la domanda di metalli preziosi e altre valute a scapito del biglietto verde. Così, sul mercato valutario il resta così attorno quota 98,8, il livello più basso degli ultimi tre mesi.
Durante questo mese, il biglietto verde ha tagliato al ribasso entrambe le medie mobili principali (50 e 200 periodi), inviando così un forte messaggio ribassista al mercato. Il prossimo supporto di rilievo è verso quota 97,7 ossia i minimi toccati in primavera.
Occhio tuttavia all’indicatore RSI che si aggiorna in zona ipervenduto.

















