La marcia rialzista del dollaro USD si prende una pausa dopo i dati sull’inflazione PCE e alle relative implicazioni per la politica monetaria della Federal Reserve.
Il report sull’inflazione PCE
L’ultimo rapporto sull’inflazione PCE statunitense è risultato sostanzialmente in linea con le aspettative. A maggio è aumentato dello 0,4% su base mensile, mentre su base annua è aumentato per il terzo mese consecutivo, raggiungendo il 4,1% dal 3,8%, toccando il livello più alto da aprile 2023.
L’indice PCE core, l’indicatore preferito dalla Federal Reserve per misurare l’inflazione di fondo nell’economia statunitense, è aumentato dello 0,3% rispetto al mese precedente a maggio 2026, lo stesso valore registrato ad aprile (dato rivisto al rialzo) e in linea con le previsioni di mercato.
Rispetto all’anno precedente, l’indice dei prezzi PCE core è aumentato del 3,4%, come previsto, il valore più alto da ottobre 2023.
Le implicazioni per la Federal Reserve
Sebbene l’inflazione rimanga ben al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Fed, i dati hanno contribuito ad attenuare i timori di un’accelerazione delle pressioni inflazionistiche più marcata del previsto.
Allo stesso tempo, la crescita del PIL del primo trimestre è stata rivista al rialzo e la spesa personale ha accelerato a maggio, suggerendo che la domanda dei consumatori rimane resiliente.
Questo scenario ha spinto gli operatori a ridimensionare leggermente le aspettative di una stretta monetaria da parte della Fed a settembre (63%, rispetto al 68% di ieri), sebbene i mercati continuino a prezzare almeno un aumento dei tassi quest’anno.
La reazione del dollaro
Dopo questi numeri, il ha frenato il recente rally pur rimanendo oltre quota 101. L’indice del biglietto verde rimbalza così sul massimo dall’inizio del 2025 (anche perché nel frattempo l’indicatore RSI era giunto in ipercomprato), ma lo scenario resta comunque fortemente rialzista. Peraltro il recente incrocio tra le medie mobili ha inviato un ulteriore messaggio rialzista al mercato.

















