Le ultime notizie che giungono dal fronte mediorientale e i dati sull’inflazione del Regno Uniti non smuovono granché la sterlina, che resta attorno 1,35 rispetto al dollaro ().
Il presidente degli Stati Uniti Trump ha prorogato di qualche giorno la tregua con l’Iran, nonostante i colloqui bloccati e il blocco navale in corso nello Stretto di Hormuz, che ha provocato un nuovo rialzo dei prezzi del petrolio. Nel frattempo i Pasdaran sequestrano 2 navi Msc, mentre l’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha lasciato intendere una possibile flessibilità degli Stati Uniti sul blocco.
Intanto i dati interni pubblicati dall’Office for National Statistics (ONS) evidenziano che l’inflazione nel Regno Unito ha accelerato al 3,3% a marzo (dal 3,0% di febbraio), trainata dall’aumento dei costi energetici legati al conflitto iraniano. L’inflazione di base si è leggermente scesa (dal 3,2% al 3,1%) finendo appena sotto le previsioni.
Dal momento che probabilmente l’inflazione si avvicinerà al 3,5-4% nel corso del 2026, i trader hanno ridimensionato le aspettative di aumenti dei tassi della Bank of England quest’anno (il costo del denaro è al 3,75%). Al momento il mercato si aspetta circa 39 punti base di aumenti.
Come detto, la sterlina britannica si consolida attorno a quota 1,35 dollari. Pochi giorni fa il cambio ancora una volta è rimbalzato sulla resistenza statica a 1,360.
Dal punto di vista tecnico siamo giunti ad un momento importante, perché si stanno incrociando le due medie mobili principali (50 e 200). Se quella di breve periodo finirà sotto quella di lungo, il mercato riceverà un forte messaggio ribassista a breve termine.

















