Si chiude una settimana senza grandi variazioni per l’euro, che continua a scambiare attorno alla soglia di 1,185 rispetto al dollaro ( ), ben distante dal massimo pluriennale oltre 1,20 raggiunto alla fine di gennaio.
L’economia dell’Eurozona è cresciuta dello 0,3% nel quarto trimestre 2025, sullo stesso ritmo dei tre mesi precedenti. Su base annua, il PIL dell’Eurozona è cresciuto dell’1,3%, in leggero calo rispetto all’1,4% del terzo trimestre. Per l’intero anno 2025, il PIL è cresciuto dell’1,5%, accelerando rispetto allo 0,9% del 2024.
I dati sottolineano la resilienza dell’UE in un contesto di inflazione in calo e tassi di interesse più bassi, nonostante gli ostacoli derivanti dai dazi commerciali statunitensi sulle importazioni dall’UE.
Guardando al futuro, sia la Commissione europea che la BCE prevedono che la crescita si attesterà intorno all’1,2% nel 2026, in un contesto di persistenti tensioni geopolitiche e incertezza sulle politiche commerciali, prima di salire leggermente all’1,4% nel 2027.
Intanto il numero di occupati nell’area dell’euro è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, superando le aspettative del mercato che si attestavano su un aumento dello 0,1%. Si è trattato del 19° periodo consecutivo di crescita dell’occupazione nell’area, nonostante i timori che un euro più forte avrebbe ridotto gli ordini per i principali datori di lavoro.
Dal fronte di politica monetaria, la BCE mantiene un approccio cauto. La presidente della Eurotower Christine Lagarde ha dichiarato la scorsa settimana che le prospettive sull’inflazione dell’area euro sono in una “buona posizione”, mettendo in guardia da reazioni frettolose.
Il cambio è scambiato poco oltre 1,185, dove transita un livello statico di supporto. Il rapporto tra le due valute rimane comunque oltre le due medie mobili principali, confermando uno scenario rialzista.
Tuttavia il dollaro è riuscito a stabilizzarsi negli ultimi giorni (il è rimasto stabile intorno a 97 venerdì), anche grazie ad alcuni dati marco su lavoro e inflazione. L’occupazione è stata più solida del previsto mentre l’inflazione ha rallentato più del previsto. La combinazione di pressioni sui prezzi più lievi e un’occupazione resiliente suggerisce che la Fed potrebbe avere margine per allentare i tassi d’interesse.

















