Lo scenario interno ed esterno continua a spingere la corsa della corona norvegese, in trend rialzista da poco più di un anno, e porta il rapporto con il dollaro su livelli massimi da 3 anni e mezzo.
Dopo aver infranto la soglia psicologica di 10,00 sul finire di gennaio, il cambio rispetto al biglietto verde () è sceso sotto quota 9,50 come non succedeva da agosto 2022. Nelle ultime 4 settimane, la valuta scandinava ha guadagnato oltre il 5% rispetto al biglietto verde, e negli ultimi 12 mesi oltre il 15%.
Di recente la corona norvegese ha ricevuto un impulso dalla Norges Bank, che ha lasciato invariati i tassi di interesse al 4% e ha affermato che potrebbe ritoccarli al ribasso più avanti nel corso dell’anno, se l’economia si svilupperà in linea con le proiezioni. Il mercato invece si aspettava un atteggiamento più aggressivo sui tagli dei tassi, visto che la crescita economica della Norvegia è rallentata all’1,1% nel 2025, rispetto all’1,4% rivisto nel 2024.
La view cauta dei responsabili politici ha trovato un’ulteriore sponda negli ultimi dati sull’inflazione, che sono stati al di sopra dell’obiettivo (il tasso di inflazione annuo è salito al 3,6% a gennaio, contro il 3,1% previsto). Attualmente le prospettive di politica monetaria indicano uno o due tagli dei tassi nel 2026.
Il cambio ha risentito anche del calo diffuso del dollaro, sulla scia delle preoccupazioni che i mercati globali possano allontanarsi dagli asset denominati in dollari. I regolatori cinesi hanno consigliato alle istituzioni finanziarie di limitare la loro esposizione ai titoli del Tesoro statunitense, ed una mossa simile è stata assunta da parte di altre grandi economie dopo la retorica aggressiva della Casa Bianca sulla Groenlandia. Anche i trader sono stati cauti in vista di una serie chiave di dati economici statunitensi in uscita questa settimana, inclusi il rapporto sull’occupazione e i dati dell’IPC.

















