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Svizzera, le riunioni di FED e BNS spingono il franco sui massimi di un mese

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Settimana scorsa la Banca nazionale svizzera (BNS) ha mantenuto invariato il tasso di riferimento all’1,75% per la seconda riunione consecutiva

Dopo i meeting delle banche centrali, il franco svizzero ha compiuto ulteriori passi in avanti, raggiungendo il massimo di luglio rispetto al dollaro statunitense ( sotto quota 0,87).

Settimana scorsa la Banca nazionale svizzera (BNS) ha mantenuto invariato il tasso di riferimento all’1,75% per la seconda riunione consecutiva, in linea con le previsioni, affermando che la pressione inflazionistica è leggermente diminuita.
Tuttavia, i policy maker hanno osservato che l’incertezza rimane elevata e continueranno a monitorare attentamente lo sviluppo dell’inflazione e, se necessario, adegueranno la propria politica monetaria per garantire che l’inflazione rimanga all’interno dell’intervallo coerente con la stabilità dei prezzi nel medio termine.

L’inflazione in Svizzera è scesa all’1,4% a novembre, il tasso più basso dall’ottobre 2021, ma dovrebbe aumentare nuovamente leggermente nei prossimi mesi a causa dell’aumento dei prezzi dell’elettricità e degli affitti, nonché dell’aumento dell’IVA.
La banca centrale prevede un’inflazione media annua al 2,1% per il 2023, all’1,9% per il 2024 e all’1,6% per il 2025.
Nel frattempo, è probabile che la crescita economica sia debole nei prossimi trimestri, con un tasso di crescita del 2023 pari a circa l’1% mentre per il 2024, la banca centrale lo prevede tra lo 0,5% e l’1%.

La corsa al ribasso del cambio è stata propiziata anche dalle proiezioni accomodanti dei membri della Fed, che nel loro ultimo incontro hanno aumentato le aspettative sull’entità dei tagli dei tassi che la banca centrale americana dovrebbe apportare il prossimo anno.

Inoltre la Banca nazionale svizzera ha continuato a rafforzare il franco vendendo riserve di valuta estera, attenuando il contraccolpo derivante dalla volatilità dei prezzi delle materie prime e limitando l’inflazione delle importazioni, tra le armi chiave della banca centrale contro l’elevata crescita dei prezzi in Europa.

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