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PETROLIO, altra settimana flop (la quarta di fila)

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Intanto gli ultimi dati dell’EIA hanno mostrato che le scorte di greggio statunitense sono aumentate di circa 3,6 milioni di barili

Per la quarta volta consecutiva, il bilancio settimanale del prezzo del petrolio è negativo. Malgrado il lieve rimbalzo prima del weekend, e continuano il loro periodo di fiacchezza, con le quotazioni scese sotto gli 80 dollari al barile.

Sull’andamento del mercato pesano i segnali di forniture robuste e le prospettive incerte della domanda.
Fino a poco tempo fa, c’era il timore che il conflitto Israele-Hamas potesse provocare una interruzione delle forniture di petrolio dal Medio Oriente, ma questa paura sembra essersi affievolita, favorendo così la discesa dei prezzi.

Intanto gli ultimi dati dell’EIA hanno mostrato che le scorte di greggio statunitense sono aumentate di circa 3,6 milioni di barili la scorsa settimana, molto più delle previsioni di mercato per un aumento di 1,8 milioni di barili. Probabilmente i cali precedenti erno stati amplificati dai programmi di vendita automatizzati.
Questa settimana l’IEA ha anche affermato che il mercato non sarà così teso come previsto in precedenza in questo trimestre, a fronte di una produzione robusta.

Intanto in Cina, la produzione delle raffinerie di petrolio è diminuita in ottobre poiché la domanda di combustibili industriali si è indebolita e i margini di raffinazione si sono ridotti.

Il viaggia sui 78 dollari la barile, mentre il è su quota 74. Giovedì scorso però entrambi i riferimenti hanno toccato il livello più basso di oltre quattro mesi.

Tuttavia l’OPEC+ (che ha esteso i tagli volontari all’offerta fino alla fine dell’anno) ha rassicurato i mercati sul fatto che i fondamentali sono rimasti solidi e ha attribuito il recente calo dei prezzi agli speculatori del mercato finanziario.

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