La prospettiva concreta di una stretta monetaria entro fine anno in Giappone ha ridato slancio allo Yen, che tuttavia ha avuto vita breve nonostante i rinnovati annunci di Tokyo riguardo possibili interventi per sostenere la valuta di fronte a possibili fluttuazioni disordinate.
Settimana scorsa la Bank of Japan ha mantenuto invariato il tasso di interesse di riferimento (dopo che a settembre aveva effettuato una stretta di 25 punti base, portandolo il costo del denaro all’1,25%, livello più alto da aprile 1995). Tuttavia l’istituto ha evidenziato che l’inflazione di fondo ha raggiunto l’obiettivo del 2%, aprendo potenzialmente la strada a un rialzo dei tassi a dicembre nonostante alcuni segnali di debolezza che giungono dall’economia nipponica.
Il settore manifatturiero giapponese infatti conferma la crescita al ritmo più basso degli ultimi 7 mesi, mentre il mercato immobiliare ha registrato un calo inaspettato. Inoltre nelle sue previsioni trimestrali, la BoJ ha ridotto le prospettive di crescita per il 2027 dallo 0,8% allo 0,7%.

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Sul mercato valutario lo slancio dello Yen è durato poco. Il cambio è tornato subito verso quota 158, perché la domanda di beni rifugio si è indebolita anche per via dalle crescenti speranze di una soluzione diplomatica al conflitto in Medio Oriente.
Come vediamo sulla piattaforma , è da circa due mesi che il rapporto tra le due valute sta oscillando attorno quota 158, dove le due medi mobili principali (50 e 200) si intrecciano di continuo. Oltre questi due livelli dinamici, c’è anche una resistenza statica a quota 159.

















