Le crescenti aspettative di un aumento dei tassi di interesse da parte della Banca del Giappone alimentano la corsa dello yen che, dopo aver guadagnato oltre il 2% la scorsa settimana, guadagna altro terreno sul dollaro e raggiunge i massimi da gennaio.
La prospettiva hawkish della Bank of Japan
Takuji Aida, consigliere economico del Primo Ministro Takaichi, viene considerato uno degli oppositori più accesi degli aumenti dei tassi della BoJ. E invece proprio da lui è arrivata l’affermazione che la BoJ probabilmente alzerà i tassi nella riunione del 17-18 settembre, seguita da un altro aumento entro gennaio del prossimo anno.
Queste dichiarazioni indicano una crescente consapevolezza all’interno dell’amministrazione Takaichi, che in precedenza aveva adottato una politica monetaria accomodante, della necessità di ulteriori aumenti dei tassi da parte della BOJ per arginare l’eccessivo indebolimento dello yen.
L’effetto carry trade
La valuta giapponese ha beneficiato anche della chiusura delle posizioni di carry trade, delle aspettative di rimpatrio di capitali e delle crescenti pressioni politiche da parte degli Stati Uniti.
Nel frattempo, i dati hanno mostrato che le riserve valutarie del Giappone sono diminuite a 79,6 miliardi di dollari ad agosto (dati della piattaforma di trading ), a seguito del più grande intervento di acquisto di yen mai effettuato da Tokyo. Le autorità hanno infatti speso circa 99 miliardi di dollari per contenere la persistente debolezza della valuta.
Analisi tecnica USD/JPY
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Questo scenario ha spinto lo yen giapponese sul mercato. Il cambio scende verso quota 154 (livello che non si vedeva da gennaio), dopo aver violato l’area di supporto intorno a 155,15.
Attenzione perché gli indicatori di momentum mostrano che il Relative Strength Index (RSI) (14) è in ipervenduto mentre il Moving Average Convergence Divergence (MACD) nello stesso arco temporale scende a livelli inferiori allo zero. Aumenta quindi il rischio di un rimbalzo correttivo.

















