Le notizie che giungono dal Medio Oriente hanno di nuovo appesantito l’umore dei mercati. Il clima di avversione al rischio ha penalizzato il dollaro australiano, che fa marcia indietro rispetto a quello americano ().
I media iraniani hanno riferito che Teheran ha sospeso le comunicazioni con Washington dopo gli attacchi in Libano, ma già i precedenti scambi militari avevano sollevato dubbi sulle prospettive di un accordo diplomatico. L’Iran sta nuovamente cercando di chiudere completamente lo Stretto di Hormuz, aumentando le pressioni inflazionistiche e facendo salire i prezzi dell’energia.
Sul fronte australiano interno si aspettano con ansia alcuni importanti dati maroeconomici come la bilancia commerciale, il saldo delle partite correnti del primo trimestre e il PIL. Questi report forniranno indicazioni sull’andamento dell’economia e contribuiranno a definire le aspettative sulla politica monetaria della Reserve Bank. L’istituto centrale ha aumentato 3 volte i tassi di interesse quest’anno e i mercati continuano a prezzare una probabilità del 70% di un ultimo rialzo al 4,6% nell’ultimo trimestre dell’anno.
Sul mercato valutario il cambio si sta consolidando da oltre due settimane in un intervallo ristretto tra 0,708 e 0,720. Dopo aver fallito il tentativo di salire oltre 0,72, ha fatto marcia indietro ed è tornato in prossimità della media mobile a 50 periodi, che agisce da supporto (lo sta già facendo da alcune settimane).
Se dovesse cedere questo livello, il cambio AUDUSD potrebbe scivolare verso la soglia psicologica di 0,70.
Guardando verso l’alto, la coppia potrebbe puntare a raggiungere il massimo quadriennale a 0,7277 se riuscisse a superare il massimo del 29 maggio a 0,7200.

















