Dopo aver raggiunto i massimi di quasi due mesi, il dollaro canadese sta ritracciando leggermente rispetto a quello americano () perché i mercati hanno aumentato l’esposizione verso beni rifugio (come il dollaro USD) a causa delle rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz.
La marina iraniana ha dichiarato di aver respinto navi da guerra nemiche che tentavano di attraversare lo stretto, mentre il Comando Centrale degli Stati Uniti ha affermato che nessuna nave americana è stata colpita. I prezzi del petrolio sono nuovamente aumentati, alimentando il timore di possibili fiammate dell’inflazione globale.
Tuttavia, settimana scorsa la Bank of Canada ha confermato il tasso di riferimento al 2,25% e ha dichiarato di non prevedere che il recente aumento dei prezzi dell’energia possa disancorare le aspettative di inflazione, limitando così la possibilità di un potenziale rialzo quest’anno.
Sul finire della scorsa settimana, il cambio USDCAD aveva raggiunto il livello più basso di quasi due mesi, scivolando sotto quota 1,36. Aprile si è chiuso con il maggior guadagno per il dollaro australiano nell’ultimo anno, grazie all’indebolimento generalizzato del biglietto verde.
Sotto l’aspetto tecnico, il cambio continua comunque ad avere una forte impronta ribassista, dopo il taglio di ambedue le medie mobili principali (50 e 200) avvenuto settimane fa. Tuttavia, c’è una zona di solido supporto compresa tra quota 1,350 e 1,355, che potrebbe ostacolare eventuali tentativi di discesa.

















