Mentre guerra e inflazione pesano sulla crescita della Eurozona, dopo la pausa pasquale la valuta unica prova a rimbalzare e si riavvicina alla soglia di 1,16 contro il dollaro statunitense.
A catalizzare l’attenzione dei mercati sono ancora gli sviluppi in Medio Oriente. La guerra con l’Iran è entrata nella sesta settimana e il presidente Trump ha avvertito che, se non si raggiungerà un accordo entro stanotte, potrebbe dare il via a un’azione devastante per le infrastrutture chiave iraniane.
La priorità resta la riapertura dello stretto di Hormuz, perché il blocco sta continuando a spingere i prezzi del petrolio verso l’alto (nonostante la decisione dell’OPEC+ di alzare la quota di produzione).
Nel frattempo i dati macro che arrivando dal Vecchio Continente evidenziano che l’indice PMI composito S&P Global Eurozone è sceso da 51,9 di febbraio a 50,7 di marzo, anche se è risultato leggermente meglio della stima preliminare di 50,5. Si tratta comunque della più debole espansione del settore privato da giugno 2025. L’attività del settore dei servizi è rimasta stagnante, mentre la produzione manifatturiera si è mantenuta stabile.
I mercati temono che l’aumento dei prezzi dell’energia possa far ripiombare l’economia globale in una forte spirale inflazionistica, spingendo cos le aspettative di una politica monetaria più restrittiva. I mercati ora prevedono 3 rialzi dei tassi di interesse da parte della BCE, come fatto intendere anche da Pierre Wunsch, membro del Consiglio direttivo, in una intervista al Wall Street Journal.
Sul mercato valutario l’euro prova a riconquistare la soglia di 1,16. Il cambio sta progressivamente riducendo le sue oscillazioni, andando a disegnare un pattern “pennant” (gagliardetto), che generalmente preannuncia una ripresa del trend (in questo caso ribassista).
A favore di questo scenario c’è anche l’imminente passaggio della media mobile a 50 periodi sotto quella a 200 periodi.

















