La speranza di una rapida risoluzione del conflitto è durata poco, perché tornano a crescere le tensioni in Medio Oriente, aumentando i timori di uno shock energetico. Le valute più sensibili al sentiment, come il dollaro canadese, cedono così terreno rispetto al biglietto verde USD.
Nonostante Trump abbia annunciato una pausa di cinque giorni degli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane, i combattimenti sono continuati e l’Iran ha continuato a negare l’ipotesi di colloqui diretti con gli USA. Nel frattempo arrivano notizie secondo cui Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti potrebbero unirsi al conflitto contro Teheran.
I mercati restano nervosi per via dei possibili forti rialzi dell’inflazione. Ciò complicherebbe i piani monetari di Bank of Canada e Federal Reserve. La BoC ha mantenuto invariato il suo tasso di riferimento nella decisione di marzo, segnalando rischi sia per la crescita che per l’inflazione a causa del conflitto, mentre i trader ritengono che la banca statunitense potrebbe assumere un approccio più hawkish, e ciò rafforza il biglietto verde rispetto alle altre valute.
Ad aumentare la pressione sul Loonie è il fatto che i prezzi del petrolio (di cui il Canada è esportatore) restano alti ma stanno viaggiando a un ritmo più moderato, ciò riduce l’afflusso di valuta estera.
Di conseguenza il cambio è risalito verso 1,375, segnando nuovi minimi di due mesi.
Sotto il profilo tecnico, l’aspetto più importante è che il cambio USDCAD ha tagliato al rialzo la media mobile a 50 periodi negli scorsi giorni, inviando così un messaggio rialzista al mercato. In prossimità della soglia psicologica di 1,38 si trova la media mobile a 200 periodi, che rappresenta il successivo livello di resistenza.

















