La sorpresa giunge proprio all’ultima curva: quando il candidato di destra Flavio Bolsonaro pareva ormai destinato a diventare nuovo presidente del Brasile, ha subito il soprasso di Luiz Inacio Lula da Silva che ha conquistato il suo quarto mandato presidenziale, ribaltando – non era mai successo prima – l’esito negativo del primo turno.
E questo scenario inatteso fa precipitare il Real rispetto al dollaro.
Nonostante lo strascico di contestazioni (Bolsonaro ha chiesto l’annullamento dei risultati), Lula sarà ancora presidente. Tuttavia il Paese che governerà è spaccato in due e soprattutto il Parlamento – sia la Camera che il Senato – è in mano alla destra (trumpiana), il che implica la necessità di trovare una continua mediazione per governare. Anche gli stati trainanti per il PIL nazionale (come San Paolo) sono guidati dalla destra.
Lo scenario che si prospetta è quello di uno stallo istituzionale gravissimo per un Paese che ha tanti problemi, soprattutto economici. Ecco perché il mercato guarda con preoccupazione alle prospettive fiscali fragili del Paese, alla spesa pubblica eccessiva e all’elevato debito pubblico, che ha superato l’82% del PIL.
Qualche tempo fa, il trionfo della destra alle elezioni parlamentari aveva spinto il Real perché gli investitori scommettevano su un contenimento del debito pubblico e su un freno alla pressione fiscale. Oggi lo scenario è cambiato, e il cambio precipita di oltre il 10% rispetto al dollaro, attestandosi su livelli che non si vedevano dal 2025.
Anche il rendimento dei titoli di Stato brasiliani a 10 anni è cresciuto rapidamente.

















