Nuovo forte scatto in avanti del dollaro, dopo che i dati sull’inflazione a stelle e strisce (sia complessiva che di base) hanno rafforzato le aspettative di un ulteriore aumento dei tassi da parte della Federal Reserve quest’anno.
A settembre l’indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato dello 0,6%, segnando la crescita più rapida degli ultimi cinque mesi. L’inflazione annua invece ha raggiunto il 3,7%, superando le aspettative del mercato pari al 3,6%.
Anche l’inflazione “core” (ossia che esclude le componenti più volatili) è aumentato dello 0,3% su base mensile e del 2,6% su base annua (dati ), alimentando i timori che gli elevati costi energetici mantengano alte le pressioni sui prezzi. Timori che vengono resi più forti dal contemporaneo aumento del prezzo del petrolio, mentre l’escalation delle ostilità tra l’Arabia Saudita e i ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, ha accresciuto i timori di ulteriori interruzioni delle forniture in Medio Oriente.
A causa delle cifre sull’inflazione, i mercati hanno nuovamente aumentato le probabilità di un’ulteriore stretta monetaria da parte della Fed entro la fine del mese, che adesso sono al 50% rispetto al 22,1% di ieri.
A smorzare parzialmente questa convinzione sono le parole di Michelle Bowman, membro del Fomc, che ha affermato di non vedere un’immediata necessità di un altro aumento dopo quello del mese scorso, nonostante l’inflazione elevata.

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Questo scenario ha spinto il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a 10 anni al 5,3%, vicino ai massimi del 2002, mentre sul mercato valutario il è salito fino a 102,88, il livello più alto da aprile 2025.
Come vediamo nell’immagine sulla piattaforma di investimento , è ripartito quel rally che cominciò dopo la formazione di un “doppio minimo” nel mese di agosto.
Il superamento della resistenza statica oltre 101,5 ha fornito nuovo carburante alla crescita del biglietto verde, che adesso punta verso quota 103 (occhio però all’indicatore RSI che si aggira sempre in area ipercomprato).

















