Dopo aver chiuso il mese di settembre con un calo superiore al 2% (la discesa più netta in 14 mesi), l’euro comincia anche ottobre all’insegna della debolezza. La valuta unica scivola infatti sui minimi di 16 mesi rispetto al biglietto verde americano.
Il driver ribassista più pesante è il diverso ritmo che i mercati si aspettano nelle mosse della BCE e la FED. La Eurotower dovrebbe muoversi più lentamente nelle sue strette monetarie rispetto alla Fed.
Dalla banca centrale USA ci si aspetta almeno un rialzo dei tassi entro fine anno (la probabilità che accade a ottobre è circa il 37%) e ulteriori rialzi nel corso del 2027, in un contesto di elevate pressioni inflazionistiche derivanti dalla situazione in Medio Oriente e dalla resiliente performance economica degli Stati Uniti.
Più incerto è il cammino della BCE, perché anche se l’inflazione ha accelerato in diverse importanti economie del blocco, la prospettiva di crescita contenuta (viene stimata solo allo 0,9% quest’anno) potrebbe limitare ulteriormente lo spazio di manovra dell’istituto. Isabel Schnabel, uno dei membri più “aggressivi” della BCE, ha detto mercoledì che i prossimi mesi contribuiranno a valutare lo shock energetico e a determinare quanto alzare i tassi, suggerendo un approccio attendista.
Ecco perché l’ si è affacciato sotto quota 1,125, toccando il livello più basso da maggio 2025. La discesa è diventata più rapida dopo che il cambio ha infranto il supporto statico a quota 1,135.
Il prossimo ostacolo al ribasso è la soglia di 1,120. Attenzione però all’indicatore RSI che si trova in forte ipervenduto, e potrebbe suggerire un rimbalzo.

















