Nonostante la leggera marcia indietro poco prima del weekend, il dollaro chiude un’altra settimana con il bilancio positivo dopo aver viaggiato al rialzo per quattro giorni consecutivi (striscia rialzista più lunga da maggio) e raggiunto anche i massimi degli ultimi due mesi.
Il nuovo aumento dei prezzi del petrolio (si vedano in dati sulla piattaforma ) alimenta i timori di inflazione, mentre il prezzo del diesel negli Stati Uniti ha raggiunto un nuovo massimo storico.
Tutto questo rafforza le aspettative di un ulteriore inasprimento della politica monetaria da parte della Fed. Attualmente, i mercati prezzano una probabilità di circa il 67% di un aumento dei tassi da parte della banca centrale USA a ottobre, dopo l’incremento deciso la settimana scorsa. Alcuni membri dell’istituto hanno già sottolineato come una nuova stretta possa essere una mossa appropriata.
Anche dal fronte dei dati macro arriva una spinta alla FED. Infatti le richieste settimanali iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono inaspettatamente diminuite, a testimonianza della resilienza del mercato del lavoro. Ciò amplia il margine di manovra della banca centrale sui tassi di interesse.
Il si è mantenuto in prossimità di quota 101, ed ha raggiunto il primo target del pattern “doppio minimo” che si è formato un paio di settimane fa.
Tenuto conto che l’indicatore di forza RSI è in ipercomprato, aumenta la probabilità di una frenata del biglietto verde (o di una marcia indietro, se arriveranno novità rilevanti dal Medio Oriente). Il trend rimane comunque saldamente rialzista, visto che l’Index si trova ben al di sopra delle medie mobili principali (50 e 200).

















