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L’inflazione USA rallenta e il dollaro scende. Index più vicino a quota 100

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Il dato più debole del previsto rene meno probabile una nuova stretta della FED

Il report più debole del previsto sull’inflazione negli USA riduce le probabilità di una nuova stretta della Federal Reserve, e finisce così per spingere al ribasso il dollaro sul mercato valutario.

Il report sull’inflazione USA

Secondo il Bureau of Labour Statistics (BLS), a giugno l’inflazione è scesa dello 0,4% su base mensile, mentre gli esperti si aspettavano un calo dello 0,1% dopo il +0,5% del mese precedente. Su base annua, l’inflazione è stata del 3,5%, rispetto al 4,2% di maggio e al 3,8% stimato.
Il dato sull’inflazione core (ossia depurato delle componenti più volatili come cibo ed energia) è stabile su base mensile, ma inferiore al +0,2% previsto dal mercato e del mese precedente. Questo indicatore è il più osservato dalla FED per determinare le sue decisioni di politica monetaria. La crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno è al +2,6%, a fronte del +2,8% indicato dagli analisti e del +2,9% di maggio.

Le aspettative sui tassi FED

Il rapporto CPI più debole del previsto ha spinto gli investitori a ridurre le aspettative riguardo ad altre strette da parte della Fed quest’anno. Adesso il mercato stima con una probabilità di quasi il 60% un aumento dei tassi a settembre, ma ieri era a circa il 70%.
Nel frattempo, il rendimento dei Treasury biennali, che sono molto sensibili alle prospettive a breve termine della politica monetaria della Fed, è sceso fino a 14 punti base al 4,14% avvicinandosi al più grande calo in un solo giorno da febbraio.

Le parole di Warsh

Nel frattempo il capo della banca centrale USA, Kevin Warsh, ha affermato che l’economia statunitense continua a espandersi a un ritmo sostenuto, dimostrando resilienza, e che la banca centrale è impegnata a ripristinare la stabilità dei prezzi ed evitare un’inflazione persistentemente elevata.

Il dollaro sul mercato valutario


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Sul mercato valutario, il ha fatto marcia indietro scendendo sotto la soglia di 101. In questo modo si sta avvicinando alla media mobile a 50 periodi, che agisce da supporto e che passa proprio per la soglia psicologica di 100.
Va detto tuttavia che restano i timori riguardo l’impatto del nuovo rialzo dei prezzi dell’energia, dopo che Stati Uniti e Iran hanno continuato a scambiarsi attacchi negli ultimi giorni. Il petrolio è infatti salito oltre 79 dollari al barile, mentre il viaggia oltre 85 dollari. Queste rinnovate tensioni geopolitiche hanno limitato il calo del dollaro.

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