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Sterlina su e giù a causa dei timori per l’inflazione. GBPUSD al test delle medie mobili

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Il nuovo rialzo del petrolio ha alimentato la probabilità di un intervento restrittivo della Bank of England

Gli attacchi nello Stretto di Hormuz riaccendono la paura dell’inflazione e riportano cautela sul mercato valutario, dove le coppie si muovono in modo ridotto. La sterlina dapprima tocca il nuovo massimo annuale sull’euro e si avvicina al massimo di 3 settimane rispetto al dollaro, ma poi fa dietrofront.

Torna la paura dell’inflazione

Gli investitori hanno alimentato le probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Bank of England a causa della fiammata dei prezzi del petrolio dopo gli attacchi nello Stretto di Hormuz. Una stretta della BoE entro fine anno è salita al 76%, con oltre il 50% di probabilità per novembre.
Il governatore della BoE, Andrew Bailey, ha recentemente ribadito che l’inflazione rimane sulla buona strada per raggiungere il 2%, sebbene più tardi rispetto alle previsioni precedenti, ma ha escluso tagli dei tassi a breve termine.


Sul fronte politico Andy Burnham, il candidato numero uno per succedere a Keir Starmer come premier, ancora deve sciogliere il nodo su chi sarà non il ministro delle finanze. Ad ogni modo, la resilienza della sterlina nelle incertezze politiche suggerisce che gran parte delle notizie negative siano già state scontate dai mercati.

Lo scenario tecnico del cross GBPUSD


Sul mercato intanto il cambio si è riavvicinato a 1,34 dollari, ma soprattutto è tornato a pizzicare le due medie mobili principali (50 e 200 periodi), che nelle ultime settimane hanno agito da resistenza.
Se dovesse cedere questo ostacolo, ci sarebbe un ulteriore livello intermedio di resistenza a 1,348, e poi quello a quota 1,35.
Intanto i rendimenti dei titoli di Stato britannici salgono sopra il 4,8%, livello più alto dal 19 giugno.

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