Dopo diverse settimane vissute in ribasso rispetto al dollaro, il franco svizzero si sta consolidando in prossimità di un livello chiave di resistenza, grazie a qualche piccolo passo indietro del biglietto verde americano.
Il recente calo dei prezzi del petrolio ha smorzato i timori di una lunga fase di pressione inflattiva, riducendo così le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. Sarà adesso importante il report sul lavoro, che potrebbe ulteriormente indirizzare le aspettative di mercati sui tassi.
Nel frattempo la Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha mantenuto il tasso di interesse invariato allo 0% per la quarta riunione consecutiva, ribadendo che l’attuale orientamento è coerente con la stabilità dei prezzi e la crescita economica. Tuttavia l’istituto centrale ha rivisto al rialzo le proprie previsioni sull’inflazione e ha ribadito la propria disponibilità a intervenire sui mercati valutari, se necessario.
Riguardo alla crescita, sia il Fondo Monetario Internazionale che il governo svizzero hanno previsto un andamento fiacco per l’economia svizzera nell’intero 2026, a causa degli effetti negativi dei recenti aumenti dei prezzi dell’energia.
Sul mercato valutario il cambio tra dollaro e franco svizzero () si muove poco sotto 0,81. Questa soglia sta fungendo da resistenza, e già diverse volte ha impedito l’ulteriore rafforzamento del dollaro nell’ultimo anno. Dallo scoppio del conflitto il franco ha perso circa il 5% rispetto al dollaro.
La recente frenata ha consentito al cambio di uscire dalla zona di ipercomprato. Attenzione poi alla recente formazione della “croce d’oro”, ossia la media a 50 periodi che è salita oltre quella a 200 periodi. Solitamente questo evento invia un messaggio rialzista al mercato.

















