Anche se la discesa pare aver frenato, l’euro chiude una settimana debole rispetto al dollaro. Ad incidere è soprattutto la virata hawkish della FED riguardo alla politica monetaria. Inoltre il sentiment è stato influenzato negativamente dalla brusca cancellazione dei colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran, previsti in Svizzera, che ha sollevato dubbi sulle prospettive di un accordo di pace e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.
La politica monetaria della BCE
Intanto in Europa l’attenzione è sulla Banca Centrale Europea, che ha recentemente aumentato i tassi per la prima volta dal 2023. I mercati sono convinti che ci sarà un ulteriore aumento dei tassi quest’anno, forse già il mese prossimo se l’inflazione dovesse estendersi oltre il settore energetico. Giovedì il capo economista della BCE, Philip Lane, ha dichiarato che il tasso di interesse potrebbe arrivare fino a 2,5%.
Tuttavia la riduzione dei prezzi dell’energia, a seguito dell’accordo USA-Iran, potrebbe alleggerire la pressione sulla BCE e ridurre il numero di aumento dei tassi.
La posizione della FED
Nel frattempo, come detto, la FED ha assunto un tono più aggressivo, malgrado abbia mantenuto i tassi invariati come previsto. Ciò ha spinto il dollaro statunitense sui massimi in più di un anno.
L’andamento dell’euro-dollaro
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Sul mercato valutario l’euro è sceso fino ai minimi di metà marzo, e attualmente il cambio scambia verso 1,145 dollari. La tendenza è comunque ribassista, e potrebbe avvenire presto il test del livello psicologico di 1,14.
La frenata di venerdì ha intanto permesso all’euro-dollaro di scaricare l’indicatore RSI, che comunque rimane molto vicino alla zona di ipervenduto. Intanto un segnale ribassista giunge anche dall’incrocio tra le medie mobili: quella a 50 periodi è scesa sotto quella a 200.

















