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Le performance passate non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri o delle performance future
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L’inflazione non scuote l’Euro, lo stallo nel Golfo lascia l’EURUSD poco sopra 1,16

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I mercati sono sempre più convinti che la BCE, settimana prossima alzerà i tassi

La prolungata situazione di stallo tra Stati Uniti e Iran continua a rendere ingessato il mercato valutario, con l’euro-dollaro che rimane pressoché fermo nonostante l’importante aggiornamento sull’inflazione nella Eurozona.

I dati preliminari diffusi da Eurostat hanno mostrato che a maggio l’indice dei prezzi al consumo è salito al 3,2%, il livello più alto degli ultimi due anni e mezzo, trainato dall’impennata dei costi energetici legati alla guerra. Tuttavia, l’inflazione di base ha accelerato più del previsto, raggiungendo il 2,5%, mentre l’inflazione dei servizi è salita al 3,5%, segnalando pressioni inflazionistiche che si estendono oltre il settore energetico.


Ciò conferma le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della BCE, che si riunirà la prossima settimana. I mercati prezzano una probabilità del 95% di un aumento dei tassi di 25 punti base, con due o forse tre rialzi previsti quest’anno.
Nel frattempo, il membro del board Isabel Schnabel ha avvertito che è prematuro specificare il numero di rialzi dei tassi che saranno necessari, mentre Gediminas Šimkus della Lituania ha suggerito che un ulteriore aumento dopo giugno è probabile.


Sul fonte valutario il cambio resta fermo poco oltre 1,16.
E’ da metà maggio che la coppia sta ondeggiando attorno alla media mobile a 50 periodi, mentre quella a 50 periodi sta agendo da resistenza. In caso di ulteriori scivolamenti, il supporto successivo si trova tra quota 1,155 e 1,157. Al rialzo invece andrebbe il target è la soglia di 1,17.

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