La fase di stallo nei negoziati di pace in Medio Oriente si riflettono sul mercato valutario, che resta ingessato prima del weekend. Secondo le indiscrezioni sarebbe stato raggiunto un accordo per estendere la tregua di 60 giorni e ripristinare il transito navale attraverso lo Stretto di Hormuz.
Anche se questo ha provocato il calo dei prezzi dell’energia e dei rendimenti obbligazionari, gli investitori procedono con cautela perché spesso gli scenari sono cambiati all’improvviso.
Intanto sul fronte dei dati macroeconomici, l’indice dei prezzi PCE americano è risultato inferiore alle attese.
Su base mensile l’inflazione generale e quella “core” sono aumentate rispettivamente dello 0,4% e dello 0,2%, ed anche se il dato annuo resta ben al di sopra dell’obiettivo della Fed (3,8% quella generale e 3,3% quella “core”), i dati hanno contribuito ad attenuare i timori che il recente shock energetico potesse peggiorare significativamente le prospettive di inflazione.
Ciononostante, i mercati continuano ad aspettarsi che la Federal Reserve mantenga i tassi di interesse invariati per buona parte del prossimo anno.
Mentre il rendimento dei Treasuries a 10 anni è sceso intorno al 4,44%, toccando il livello più basso da oltre due settimane, il resta attorno quota 99, e ha vissuto questa settimana muovendosi dentro uno stretto range poco oltre la media mobile a 200 periodi, che era stata tagliata settimana scorsa.
Sul fronte tecnico resta ancora confermato il possibile target poco oltre quota 100 del pattern “double bottom” che si è completato qualche settimana fa.

















