Nessuna sorpresa dalla Corea del Sud, dove la BoK ha mantenuto invariato il tasso di interesse al 2,5% nella riunione di maggio, la prima presieduta dal nuovo governatore Shin Hyun-song, entrato in carica il mese scorso. Si tratta dell’ottava riunione in cui decide di lasciare il costo del denaro invariato.
Alla base della decisione c’è la prudenza suggerita dal quadro geopolitico che minaccia la ripresa delle pressioni sui prezzi al consumo. Ad aprile l’inflazione annua è salita al 2,6%, rispetto al 2,2% di marzo, e ha raggiunto il livello più alto da luglio 2024, sottolineando l’impatto dell’aumento dei prezzi del petrolio.
La banca centrale ha rivisto al rialzo le sue previsioni di inflazione per quest’anno, portandole al 2,7% rispetto al 2,2% precedente al conflitto. Prevede un rallentamento al 2,3% nel 2027.
Riguardo alla crescita economica, la Bank of Korea ha rivisto al rialzo le prospettive per il 2026, portandole al 2,6% dal 2%, citando una prospettiva di esportazioni più solida trainata dal settore dei semiconduttori. Ha previsto una crescita del PIL del 2,1% per il 2027.
In questo contesto, il “dot plot” della banca centrale per i tassi di interesse a sei mesi ha mostrato un chiaro orientamento restrittivo, con due membri che prevedono tassi fino al 3,25% negli scenari di rischio. La maggior parte delle proiezioni si è concentrata intorno al 3%, indicando la probabilità di circa due ulteriori rialzi dei tassi nel prossimo semestre.
Sul mercato valutario la decisione della BoK non ha provocato alcun movimento rilevante, anche perchè gli investitori sono concentrati su tutto quello che sta accadendo nel Golfo. Il cambio resta fermo attorno alla soglia di 1500, dopo aver fallito il test della resistenza a 1520 all’inizio di questa settimana.

















