Mentre le speranze di progressi in un accordo tra Stati Uniti e Iran si fortificano (ma resta comunque molta cautela), il dollaro sta per chiudere un’altra settimana in salita, rimanendo oltre la soglia di 99, perché aumentano le prospettive hawkish della FED.
Il Segretario di Stato americano Rubio ha osservato che la distanza tra le richieste di Stati Uniti e Iran si sta riducendo, riducendo i timori di una nuova escalation nel fine settimana.
Anche Teheran ha affermato che l’ultima proposta statunitense ha ridotto le divergenze tra le due parti, sebbene resti cruciale il nodo delle scorte di uranio del Paese, sul quale resta una forte distanza.
Per questo i mercati sono prudenti e continuano ad aspettarsi una prolungata sospensione delle esportazioni energetiche tramite lo stretto di Hormuz, e quindi i rischi inflazionistici si mantengono elevati.
Nel frattempo, i verbali dell’ultima riunione della FED hanno mostrato che la maggior parte dei membri del comitato di politica monetaria (Fomc) ritiene che potrebbero esserci degli aumenti dei tassi di interesse qualora l’inflazione dovesse rimanere persistentemente al di sopra dell’obiettivo del 2%, rischio assai concreto vista la situazione attuale.
Al momento però i mercati continuano ad aspettarsi che il costo del denaro resterà fermo per il resto dell’anno, anche se le probabilità di una stretta sono salite al 40%.
Sul mercato valutario il resta oltre quota 99, vicino al massimo delle ultime sei settimane. L’index ha resistito oltre le medie mobili (50 e 200) che ha superato settimana scorsa, consolidando il messaggio rialzista al mercato. Intanto si sta avvicinando al target del pattern “doppio minimo” che ha realizzato nelle ultime settimane, su quota 100,1.

















