L’aumento dei prezzi del petrolio (di cui il Brasile è esportatore netto) e le prospettive di una BCB più restrittiva sui tassi di interesse spingono ancora il Reais brasiliano, che aggiorna i massimi di oltre 2 anni rispetto al dollaro.
Il conflitto in corso tra Iran e Stati Uniti sta condizionando i flussi di petrolio per il Medio Oriente da circa due mesi, facendo salire i prezzi globali dell’energia e incrementando gli afflussi di valuta estera per esportatori di energie alternative come il Brasile.
Allo stesso tempo, il rischio di un incremento dell’inflazione globale ha spinto i funzionari della Banca Centrale del Brasile a sospendere le prospettive di molteplici tagli dei tassi, che erano stati anticipati prima che cominciasse il conflitto nel Golfo. Ciò ha incrementato gli investimenti esteri negli asset a reddito fisso brasiliano.
Ricordiamo che il tasso Selic (dopo il taglio di 25 pb a marzo) è al 14,75% e questo offre un rendimento reale significativo a fronte di un tasso di inflazione del 4,14%.
Questo scenario complessivo ha contribuito a rafforzare la valuta brasiliana, nonostante la fuga verso asset più solidi che tipicamente si verifica con le tensioni geopolitiche.
Sul fronte valutario, il Real continua la sua marcia rispetto al dollaro. Il cambio è sceso sotto la soglia di 5,00 ed è arrivato sui minimi da marzo 2024. La corsa della valuta sudamericana è ripartita sul finire di marzo, dopo il rimbalzo avvenuto sulla media mobile a 50 periodi, che funge da resistenza tecnica.

















