Le preoccupazioni persistenti riguardo al conflitto nel Golfo continuano a sostenere il dollaro, che nella sua veste di bene rifugio resta molto richiesto sul mercato. Il si avvia così a chiudere un’altra settimana attorno quota 100, e si aggira sui massimi da maggio scorso.
Malgrado il presidente USA Trump abbia annunciato una sospensione di 10 giorni degli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane (fino al 6 aprile) per concedere più tempo per i negoziati, il Pentagono potrebbe inviare altri 10.000 soldati in Medio Oriente.
Il mercato si prepara a un prolungarsi del conflitto e resta preoccupato per l’aumento dei prezzi del petrolio e le implicazioni su inflazione e crescita. Un sondaggio dell’Università del Michigan ha appena rivisto al rialzo le aspettative di inflazione del 2026, portandole al 3,8%.
Tutto ciò impatterà anche sulle mosse delle banche centrali. Nonostante la Fed preveda ancora un taglio di 25 punti base nel 2026, gli investitori cominciano a considerare anche la possibilità che invece possa aumentare i tassi di interesse entro dicembre, e la valutano quasi al 50%.
Per queste ragioni il è rimasto stabile attorno alla soglia di 100.
All’inizio di marzo il ha tagliato al rialzo sia la media mobile a 50 periodi che quella a 200 periodi, inviando così un messaggio fortemente rialzista al mercato. Al momento la soglia psicologica dei 100 euro sta agendo da resistenza, ma se dovesse cedere allora il prossimo obiettivo sarebbe a circa 102, vicino i massimi di maggio 2025.
Intanto il rendimento del bond americano a 10 anni statunitense è salito al 4,46%, raggiungendo il livello più alto da luglio 2025.

















