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Turchia, la guerra costringe la CBRT a congelare i tassi. Nuovo massimo storico per l’USDTRY

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Dopo 5 tagli consecutivi al costo del denaro, la banca centrale deve fermarsi per il forte rischio di una nuova impennata dell’inflazione

La guerra in Medio Oriente ha cambiato i piani della banca centrale di Turchia, che ha dovuto confermare il livello dei tassi di interesse al 37%. Vista la situazione, i mercati avevano già anticipato questa mossa.

Prima che scoppiasse il conflitto nell’area del Golfo, la direzione intrapresa dall’istituto centrale di Turchia era di tagliare i tassi di interesse, parallelamente al calo progressivo dell’inflazione. La CBRT aveva effettuato 5 tagli consecutivi, e c’era già qualche dubbio sull’opportunità di fare un altro taglio visto che l’inflazione è risalita al 31,5% a febbraio (primo aumento da settembre).


A togliere ogni dubbio alla CBRT è stato il conflitto con l’Iran, che ha innescato un aumento dei prezzi dell’energia e aumentato le previsioni di inflazione per le principali economie, spingendo così l’istituto centrale turco a rivedere i suoi piani.
La banca centrale ha continuato a considerare stabile l’inflazione sottostante a febbraio e ha segnalato che vedrà l’impatto degli sviluppi geopolitici sull’economia prima di decidere possibili risposte di politica.


Sul fronte valutario, la Lira è scivolata su un nuovo minimo storico rispetto al dollaro. Il cambio è salito infatti oltre 44,1. Gli investitori stanno abbandonando le valute dei mercati emergenti per passare al dollaro, nella sua veste di rifugio sicuro.
La banca centrale di Turchia è già stata costretta a intervenire nei mercati dei cambi all’inizio del mese per contenere il calo della lira, vendendo più di 8 miliardi di dollari in valuta estera. Aveva inoltre sospeso le aste di reverse repo (reverse repo auction), che hanno fatto aumentare il tasso di riferimento interbancario della lira overnight di 300 punti base fino a quasi il 40%.

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