La persistente incertezza attorno al conflitto in Medio Oriente e le preoccupazioni sulla nuova corsa dell’inflazione stanno ancora spingendo l’euro al ribasso. La valuta unica è scivolata sui minimi di 3 mesi rispetto al dollaro, tornando sotto quota 1,16 rispetto al biglietto verde americano.
In contrasto con l’affermazione del presidente Donald Trump, che aveva acceso l’ottimismo su una “guerra breve”, la campagna USA-Israele contro l’Iran è entrata nel suo dodicesimo giorno senza una chiara risoluzione in vista. Così torna di nuovo a crescere il prezzo del petrolio. L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha proposto un rilascio record di riserve strategiche per attutire la corsa del greggio innescata dal conflitto in Iran.
Nella Eurozona avanza il timore che possa esserci una brusca fiammata dell’inflazione, che potrebbe costringere la BCE ad assumere una posizione più aggressiva in politica monetaria. Martedì, Christine Lagarde ha ribadito che la BCE è impegnata ad adottare tutte le misure necessarie per mantenere l’inflazione sotto controllo ed evitare aumenti “come quelli che abbiamo visto nel 2022 e nel 2023“.
Sui mercati è sempre più diffusa la convinzione che ci sarà almeno un aumento dei tassi di 25 punti base quest’anno, con alcuni trader che ora considerano la possibilità di due aumenti.
Il forte nervosismo e il clima di incertezza stanno consolidando il dollaro e spingono il cambio sotto la soglia di 1,16, al livello più debole da fine novembre.
Il rapporto tra le due valute negli ultimi giorni ha tagliato prima la media mobile a 50 periodi e poi anche quella a 200 periodi, lanciando un messaggio fortemente ribassista al mercato. In caso di ulteriore discesa, la soglia di 1,15 continua a rappresentare una zona di supporto molto importante.
Invece in caso di rimbalzo verso l’alto, il primo test importante per l’EURUSD è la media mobile di lungo periodo.

















