Dopo giorni di debolezza, il dollaro riesce ad arrestare la caduta dopo i dati sul lavoro più solidi del previsto, che hanno ridotto le aspettative di tagli ai tassi della Federal Reserve (che ha mantenuto i tassi invariati a gennaio).
A gennaio sono stati creati 130.000 posti di lavoro (Non Farm Payrolls), molti più rispetto ai 48.000 di dicembre e ai 70.000 delle previsioni. Si tratta del dato più alto da dicembre 2024.
Al tempo stesso il tasso di disoccupazione è sceso al 4,3% dal 4,4% di dicembre, attestandosi leggermente al di sotto delle aspettative di mercato del 4,4%. Il numero di disoccupati è diminuito di 141.000 unità, mentre l’occupazione totale è aumentata di 528.000 unità.
Infine la retribuzione oraria media è aumentata di 15 centesimi, ovvero dello 0,4%, leggermente oltre le stime degli analisti (0,3%).
Questi dati evidenziano una situazione del mercato del lavoro resiliente, che spinge il mercato a ridurre le aspettative di tagli dei tassi da parte della FED. Adesso i mercati che ora valutano la prossima sforbiciata a luglio invece che a giugno, e assegnano meno del 5% di probabilità di un movimento a marzo. Gli swap sui tassi d’interesse indicano circa 49 punti base di allentamento entro dicembre, in calo rispetto ai 59 punti base precedenti.
Questo scenario spinge il a riavvicinarsi alla zona di 97,00, dopo essere stato appesantito negli ultimi giorni dai timori che la domanda estera di attività denominate in dollari potesse indebolirsi. Il biglietto verde era scivolato sui minimi di 4 anni a fine gennaio.
Tuttavia il recente passaggio della media mobile a 50 sotto quella a 200 periodi ha inviato un messaggio ribassista al mercato.

















