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Inflazione Eurozona si conferma in calo. EUR-USD stabile su 1,140

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Il mercato non ha reagito in modo sostanziale a questi dati, dal momento che descrivono una situazione già nota e prevista
Si conferma il calo dell'inflazione nella Eurozona, come era previsto dai mercati. I dati resi noti da Eurostat - l'istituto di statistica europeo - evidenziano che a dicembre l'inflazione è cresciuta dell'1,6%, rallentando rispetto all'1,9% di novembre. Si tratta comunque di un progresso anno su anno, visto che a dicembre 2017 era all'1,4%.
L'indice Core (esclusi i prezzi di energia, cibo, alcool e tabacco) è cresciuto dell'1% a dicembre rispetto a dicembre 2017 in linea con la rilevazione di novembre (consensus +1%).

Il quadro all'interno della Eurozona rimane molto eterogeneo. Ci sono paesi in cui l'inflazione marcia a ritmo più veloce della media, come Estonia (3,3%), Romania (3,0%) e Ungheria (2,8%), mentre altri paesi arrancano (come Grecia e Portogallo entrambi allo 0,6% ciascuno. L'Italia è all'1,2%).



Il mercato non ha reagito in modo sostanziale a questi dati, dal momento che descrivono una situazione già nota e prevista. L'impatto sull'euro è stato infatti pressoché nullo.
A orientare gli investitori sono al momento altri aspetti, come le preoccupazioni per il rallentamento economico (riconosciuto anche dal capo della BCE), le incertezze riguardo alla Brexit nonché quelle relative all'esito della guerra dei dazi USA-Cina. Fattori che appesantiscono l'euro, o quanto meno ne frenano lo slancio.

Dopo aver toccato 1,150 lo scorso giovedì, la major EurUsd si è ritirata nuovamente attorno a quota 1,140. Tuttavia, se la valuta unica non riesce a decollare, neppure il dollaro si trova in condizioni differenti e la coppia valutaria non riesce ad imboccare una direzione ancora chiara.




Stabile la coppia Eur-Gbp (verso 0,885), dopo il rally messo in atto dalla valuta britannica a seguito della bocciatura della proposta di accordo con la UE su Brexit.
In calo anche la coppia EurJpy (a 124.018). La valuta giapponese nell'ultimo mese ha guadagnato oltre il 3% contro l'euro, spinta dal clima di avversione al rischio che alimenta gli acquisti di beni rifugio.

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