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La FED non tocca i tassi ma cancella il pericolo inflazione. Stretta più vicina

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L'istituto centrale americano lascia il costo del denaro tra 1,5% e 1,75%. A giugno dovrebbe esserci il secondo rialzo annuale
L'unica grande novità che arriva dal meeting della FED del 2 maggio riguarda l'inflazione. L'istituto centrale americano, nella riunione che conferma i tassi tra l'1,5% e l'1,75%, cancella l'inflazione dalla lista delle sue preoccupazioni. In sostanza prepara il terreno a una stretta che ormai è vicinissima.

Secondo la FED l'andamento dell'economia è in crescita continua, anche se ad un ritmo più lento rispetto al 2017. Tuttavia gli investimenti crescono, mentre il mese precedente avevano rallentato il passo.
La cosa più rilevante però - come detto - è che sparisce dal comunicato la frase che preannunciava una necessaria azione di monitoraggio dell'inflazione (che è molto vicina al target del 2%). E se questa frase non c'è più, implicitamente vuol dire che la FED non la ritiene più motivo di preoccupazione.



La stretta monetaria dovrebbe dunque essere rinviata solo di un mese. Il prossimo appuntamento, in calendario il 13 giugno, potrebbe essere quella buono. Rimane da vedere se in seguito ci sarà soltanto un'altra stretta oppure si arriverà a 4 ritocchi del costo del denaro entro fine anno.

Dopo la riunione della FED i mercati finanziari hanno reagito spingendo la Borsa e appesantendo temporaneamente il dollaro, forse perché il prossimo rialzo dei tassi era già un fatto acquisito, e non sono emerse indicazioni se a fine 2018 ce ne saranno stati 3 o 4.
La major EurUsd continua a viaggiare sotto quota 1.20, mentre il cross UsdJpy resta stabile un pelo sotto 110.

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