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La RBNZ alza ancora i tassi ma non riesce a risollevare l’NZD-USD

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La stretta di 25 punti base era la minima attesa dai mercati. Ma il comitato di politica monetaria continuerà ad alzare il costo del denaro

La Banca centrale della Nuova Zelanda non scalda i mercati. Dall’istituto neozelandese ci si attendeva una stretta, che però è stata della misura minima che ci si potesse aspettare.
La RBNZ ha infatti deciso di alzare il tasso di interesse di 25 punti base, portandolo allo 0,75%.
Si tratta del secondo aumento consecutivo, tra crescenti pressioni inflazionistiche e l’allentamento delle restrizioni COVID-19.

Come detto, la decisione è stata in linea con le aspettative del mercato, che tuttavia nutriva la speranza di una mossa più aggressiva. Inoltre gli analisti ritenevano sarebbe stato più favorevole alla valuta una stretta di 50 pb.

Nel corso della riunione, i policy makers della Reserve Bank of New Zealand hanno scartato l’ipotesi di un ritmo più rapido per gli aumenti, preferendo un approccio più cauto vista la pandemia e i livelli molto elevati di debito delle famiglie.
Tuttavia il Comitato prevede un’ulteriore rimozione dello stimolo della politica monetaria nel tempo, date le prospettive a medio termine per l’inflazione e l’occupazione.
La banca centrale ha segnalato che il tasso di liquidità raggiungerà il 2,6% entro la fine del 2023 e aumenterà entro dicembre 2024.

Dopo il meeting della RBNZ, il dollaro neozelandese si è deprezzato contro il dollaro USA. Il cambio NZDUSD si è ulteriormente alontanato dalla soglia di 0,70, scivolando sui minimi di circa due mesi.
Il kiwi ha perso terreno di recente dopo la riconferma del presidente della Federal Reserve Jerome Powell che, insieme ai commenti da falco di altri funzionari della Fed la scorsa settimana, ha rafforzato le scommesse su tassi di interesse più elevati negli Stati Uniti.

Riguardo alle previsioni di inflazione, si ritiene che supererà il 5% per i prossimi tre trimestri, con un picco del 5,7% nel primo trimestre, a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio, dell’aumento dei costi di trasporto e della carenza di offerta. Nell’ultimo mese è aumentata del 4,9% su base annua, ben al di sopra dell’obiettivo dell’1%-3% della banca centrale.

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