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La Bank of Japan non tocca i tassi. Kuroda: “Il calo dello Yen è positivo”

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L’istituto giapponese ha ridotto le prospettive di crescita per l’anno in corso, e ha rivisto anche le stime sull’inflazione

Neanche nel meeting di ottobre sono arrivate sorprese dal Giappone. La Bank of Japan ha lasciato invariato il suo tasso di interesse a breve termine a -0,1% e ha mantenuto l’obiettivo per il rendimento dei titoli di stato a 10 anni intorno allo 0%. La decisione è stata presa con un voto di 8-1.

L’istituto giapponese ha ridotto le prospettive di crescita per l’anno in corso. Il PIL infatti viene visto al 3,4%, rispetto alle precedenti previsioni del 3,8% fatte a luglio. Il motivo di questa revisione al ribasso sono i consumi deboli e un rallentamento delle esportazioni e della produzione a causa del persistere delle interruzioni dell’offerta.
In vista del prossimo anno, la BoJ mantiene comunque un cauto ottimismo, rivedendo le sue previsioni di crescita al 2,9% dal 2,7% con l’accelerazione delle vaccinazioni.

La BoJ ha anche rivisto al ribasso le previsioni di inflazione allo 0,6%, a causa dell’impatto dei tagli alle tariffe dei telefoni cellulari e degli effetti della ribasatura dell’indice dei prezzi.
Le proiezioni sull’inflazione al consumo per l’anno prossimo sono invariate allo 0,9%. Questo vuol dire che l’inflazione rimarr ben al di sotto del suo obiettivo del 2% per almeno altri due anni.

Dopo la decisione della BoJ, lo Yen ha guadagnato terreno. Il cambio USDJPY è sceso leggermente verso 113,6 yen.
Tuttavia, le parole del governatore Haruhiko Kuroda non aiutano certo la valuta a darsi slancio.

Il governatore infatti ha parlato della recente dinamica dello yen: “E’ vero che un ampliamento del differenziale dei tassi di interesse tra il Giappone e altri paesi indebolirebbe lo yen, ma non credo che sia negativo per l’economia giapponese. Aiuta ad aumentare i profitti basati sullo yen che le aziende giapponesi guadagnano all’estero. Ciò che è importante è che i tassi di cambio si muovano stabilmente riflettendo i fondamentali economici“.

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