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ORO e PETROLIO, terza settimana sui binari opposti: uno cala, l’altro corre

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L’ultimo scatto ha spinto il Brent sui 77,4 dollari, il massimo da ottobre 2018

Oro e petrolio si avviano a chiudere la terza settimana di fila lungo una direzione di marcia inversa. Se il gold metal infatti continua ad arrancare, il petrolio sta proseguendo la sua ascesa grazie alla sempre maggiore domanda di carburante.

Il prezzo dell’oro e le banche centrali

Il prezzo dell’oro sta faticando a rimanere verso 1.750 dollari l’oncia, vicino al livello più basso dall’11 agosto. Malgrado la crisi Evergrande abbia spaventato i mercati, il safe haven per eccellenza non ne ha tratto molto beneficio.

Colpa della ripresa economica che ha ridato ottimismo ai mercati, e dei segnali da falco che sono giunti dalle banche centrali.
La FED si avvia a lanciare il tapering a novembre e forse alzerà i tassi nel 2022. La Banca d’Inghilterra prepara il terreno per la stretta, dicendo che ci sono “ragioni rafforzate” per un inasprimento della politica monetaria. Si è portata già avanti la Norges Bank, che giovedì è già stata la prima grande banca centrale occidentale ad aumentare i tassi.

Il petrolio va di corsa

I tracolli della primavera 2020 sono un ricordo brutto ma lontano per il petrolio. Il prezzo dell’oro nero corre grazie al nuovo slancio economico e sta per chiudere la terza settimana di fila in guadagno.
Il WTI è giunto a un massimo di quasi 8 settimane a 73,3 dollari al barile; il Brent è salito 77,4 dollari, il massimo da ottobre 2018.

La rirpesa economica sta trascinando la domanda di carburante, come dimostrano i dati EIA, che hanno evidenziato un calo delle scorte di greggio statunitensi di 3,5 milioni di barili a 414 milioni la scorsa settimana, il valore più basso da ottobre 2018.
I dati API avevano invece mostrato un calo delle scorte di greggio USA di 6,1 milioni, circa 3 volte di più di quanto si aspettassero i mercati.

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