L’ottimismo riguardo a una possibile fine della guerra nel Golfo continua a spingere le valute più sensibili all’appetito al rischio, come il dollaro australiano. L’Aussie infatti raggiunge il massimo da un mese a questa parte, e si è avvicinato a quelli dal 2022.
Nonostante l’allarme lanciato dal FMI riguardo al rischio di una crisi energetica senza precedenti, che potrebbe spingere l’economia globale in recessione, il mercato continua a vedere una possibile svolta diplomatica in Medio Oriente.
Secondo alcune indiscrezioni, Washington e Teheran stanno portando avanti un secondo round di negoziati, prima della scadenza del cessate il fuoco di due settimane. Il presidente Donald Trump avrebbe espresso grande fiducia nel fatto che la guerra è “molto vicina alla fine”.
L’ottimismo è comunque frenato dalla cautela in vista della pubblicazione, nei prossimi giorni, dei dati sul mercato del lavoro di marzo e delle aspettative di inflazione di aprile in Australia. Il vicegovernatore della Reserve Bank of Australia (RBA) – Andrew Hauser – ha avvertito che i prossimi mesi potrebbero essere difficili per l’economia australiana, avvicinandosi a uno scenario simile alla stagflazione.
Inoltre giovedì ci sarà la pubblicazione del PIL del primo trimestre in Cina, principale partner commerciale dell’Australia.
Sul fronte tecnico, il cambio si è riportato oltre 0,715 grazie a una settimana di guadagni pressoché costanti, riavvicinandosi così al massimo dal 2022.
Il recente taglio della media mobile a 50 periodi ha inviato un messaggio ulteriormente rialzista al mercato, e potrebbe andare ad attaccare la resistenza di lungo periodo a 0,725, anche perché nel frattempo il dollaro USD manifesta dei segnali di debolezza. Il infatti è tornato verso quota 98, sui minimi delle ultime sei settimane.

